Vangelo della Settimana.

Commento Vangelo della Settimana

II ^ Domenica del Tempo Ordinario


Ecco l’agnello di Dio, colui che toglie il peccato del mondo


Dal Vangelo secondo Giovanni


In quel tempo, Giovanni, vedendo Gesù venire verso di lui, disse: «Ecco
l’agnello di Dio, colui che toglie il peccato del mondo!

Egli è colui del quale ho detto: “Dopo di me viene un uomo che è avanti a me, perché era prima di me”.

Io non lo conoscevo, ma sono venuto a battezzare
nell’acqua, perché egli fosse manifestato a Israele».


Giovanni testimoniò dicendo: «Ho contemplato lo Spirito discendere
come una colomba dal cielo e rimanere su di lui.

Io non lo conoscevo,
ma proprio colui che mi ha inviato a battezzare nell’acqua mi disse:
“Colui sul quale vedrai discendere e rimanere lo Spirito, è lui che
battezza nello Spirito Santo”.

E io ho visto e ho testimoniato che questi è il Figlio di Dio».
Parola del Signore

 


Oramai siamo abituati a sentire “l’Agnello di Dio” e quasi non ci facciamo più
conto, la sentiamo una frase rituale senza quasi più significato.


Però vorrei condurvi a conoscere un rito che gli ebrei del tempo di Gesù
avevano bene in mente e attendevano ogni anno: lo Yom Kippur ovvero, il
“giorno dell’espiazione”.

Per i curiosi siamo al capitolo 16 del Levitico.

In qualche modo è, assieme alla Pasqua, la festa più importante per Israele.


In questa festa venivano presi due montoni/agnelli e dopo una serie di rituali
preparatori, uno veniva immolato perché il Sommo Sacerdote potesse liberarsi
dai suoi peccati ed entrare nel Santo dei Santi alla presenza di Dio, l’altro
invece veniva “caricato” di tutti i peccati del popolo e veniva fatto disperdere
nel deserto perché si portasse con sé tutto il peccato che il popolo aveva
commesso durante l’anno.


Ora forse possiamo capire meglio la reazione di chi ha sentito Giovanni il
Battista che si rivolgeva a Gesù in quel modo!

Gesù è l’Agnello tutto particolare che si sacrifica per tutti, che si carica il peccato (che “togli il peccato del mondo” è una terribile traduzione di “qui tolsi peccata mundi” che andrebbe tradotto con “che ti fai carico dei peccati del mondo”);

Gesù è però anche il
Sommo ed Eterno sacerdote che non ha bisogno di sacrificio per poter entrare
alla presenza di Dio… perché è ben di più che alla Sua presenza, essendo Dio
lui stesso.


Non so se vi ho confuso le idee, spero di avervi almeno stuzzicato la curiosità e
la voglia di capire meglio una delle invocazioni più belle che la liturgia ci
propone!

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