Vangelo della Settimana.

Commento Vangelo della Settimana

TRENTATREESIMA DOMENICA DEL TEMPO ORDINARIO


Dal Vangelo secondo Marco


In quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli:
«In quei giorni, dopo quella tribolazione, il sole si oscurerà, la luna non darà
più la sua luce, le stelle cadranno dal cielo e le potenze che sono nei cieli
saranno sconvolte.


Allora vedranno il Figlio dell’uomo venire sulle nubi con grande potenza e
gloria. Egli manderà gli angeli e radunerà i suoi eletti dai quattro venti,
dall’estremità della terra fino all’estremità del cielo.


Dalla pianta di fico imparate la parabola: quando ormai il suo ramo diventa
tenero e spuntano le foglie, sapete che l’estate è vicina. Così anche voi:
quando vedrete accadere queste cose, sappiate che egli è vicino, è alle porte.
In verità io vi dico: non passerà questa generazione prima che tutto questo
avvenga. Il cielo e la terra passeranno, ma le mie parole non passeranno.


Quanto però a quel giorno o a quell’ora, nessuno lo sa, né gli angeli nel cielo
né il Figlio, eccetto il Padre».
Parola del Signore


I nostri vicini di rito ambrosiano (Diocesi di Milano e alcune comunità nei
dintorni) iniziano questa domenica l’Avvento: sette settimane di Avvento…
Sono più fortunati di noi, perché hanno modo di gustare meglio un qualcosa
che il nostro frenetico mondo non sa più dove trovare: l’attesa.


Però l’attesa di cui parla questo Vangelo un poco ci spaventa a prima vista;
gli studiosi dicono che queste pagine hanno un linguaggio “apocalittico” e
sicuramente non molto allegro.


Ma proviamo ad andare un po’ oltre il linguaggio usato, ecco una cosa
bellissima che ci da grande consolazione: “Il cielo e la terra passeranno, ma
le mie parole non passeranno” le cantiamo spesso nell’alleluja e siamo
invitati a serbarle nel nostro cuore in questi giorni.


Consolazione perché tutte le tribolazioni e tutte le nostre ostentazioni, tutti i
nostri peccati e i nostri intrighi, tutto questo alla venuta del Signore Gesù
passerà.

Resterà solo il Signore e noi, siamo a chiamati a vigilare per
quell’ora che, eccetto il Padre, nessuno conosce.

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